
Bruno Vergani
Radiografie appese a un filo. Condivisione di un percorso artistico, davanti al baratro con angoscia parzialmente controllata.
"Time Out For Fun"
Frequento strana gente. Mi hanno indicato di mettere sulle orecchie cuffie che sparavano fuori "Time Out For Fun" dei Devo e di scrivere in presa diretta seguendo la musica. Ecco il risultato:
Amico ascolta me
dribbla la morte col Mastrolindo
su e giù col panno microfibra il destino diventerà meta
Non preoccuparti un qualche Dio di passaggio
farà tutto ciò di cui hai bisogno
ti scalderà il letto
Amico ascolta me
impregna il cesso di varechina
rendilo degno di secrezioni angeliche
Tranquillo, non pensare, l’olio di gomito ti farà re del cosmo
amico ascolta me se stai fermo col pensiero diventi Dio
tutto è risolto amico
Amico ascolta me
non c’è nulla di cui pentirti
lo sgrassatore ti renderà eterno
Amico ascolta me
dimentica il tuo nome e diventa spugna abrasiva
quella verde ultimo modello
Osserva la schiuma sparire nello scarico
fotterai il regista occulto
farai divertire il diavolo
E’ facile ascolta me amico
Chi è Gesù di Nazareth?
Nel suo ultimo libro “Chi è Gesù di Nazareth?” Elio Rindone analizza lo scostamento tra l’uomo Gesù evento storico e il Cristo Messia ‘Figlio di Dio’ del credo religioso, rendicontando il passaggio dall’apologetica classica preconciliare, da secoli impegnata - come un militare in missione speciale - nella giustificazione ed esaltazione dottrinaria del Messia, alla “teologia fondamentale” proposta da numerosi teologi nei periodi appena antecedenti, durante e post, il Concilio Vaticano II.
Approccio teologico che libero da credenze preconcette e tradizioni incontestabili va dritto ai contenuti dei Vangeli bypassando romanticismi ed esagerazioni nei quali gli autori - e perché era trascorso tempo dall’accadere degli eventi alla stesura biografica, e perché un po’ innamorati del protagonista - si erano persi. Un enucleare insidioso, complesso, che Rindone riesce a semplificare. Rivoluzione teologica 'fondamentale' oggi un po’ dimenticata, inibita, talvolta combattuta dal Magistero.
Se di un bel film visioniamo il backstage il racconto collassa, nello svelare che è fiction non avvince più, nel saggio di Rindone accade il contrario: Gesù di Nazareth ripulito da titoli messianici, da stratificazioni spiritualistiche, apologetiche, dottrinarie, miracolistiche, da incrostazioni docetiste e taumaturgiche, acquista credibilità e valore. Emerge un tipo umano che, come altri grandi della storia, se ne impipa di Dio e alte sfere connesse, d’istituzioni e di dottrine. Un uomo che pensa e fa perché gli uomini siano migliori, meno inibiti ed ipocriti. Annuncio di profitto per tutti.
ELIO RINDONE, Chi è Gesù di Nazareth?, Roma 2011, pagg. 240, prezzo di copertina euro 15, ma acquistabile on line sul sito ilmiolibro.it a 10 euro.
Non mi preoccupo
Un’ amica alla notizia d’avere un cancro, pensando alla morte, ha commentato: «Nun me ne po' frega' de meno».
Non so se bluffasse, ma ha comunicato qualcosa di sano.
"EX"
Ex preti, ex monache e monaci, amanti di religiosi ancora in attività, dopo aver letto il mio racconto “Memorie di un ex monaco” e la testimonianza nel libro “La lobby di Dio” di Pinotti, mi hanno scritto numerosi (evitando di esporsi personalmente in piazza nel blog) per lamentarsi della sorte, delle circostanze, della Chiesa cattolica e dei preti cattivi. Ho risposto telegrafico, freddo, per due ragioni:
non esiste comunità umana (in qualsiasi campo) più inutile e triste di quella degli “ex”;
e perché se nelle biografie i presupposti di affidabilità, dopo verifica sul campo, hanno avuto esito negativo è comunque conveniente emanciparsi da presunzioni di inintenzionalità personale, da visioni di sorte avversa e da vittimismi per accettare, invece e finalmente, una imputabilità personale. E' da qui, non dalle querimonie, che inizia ogni libertà. Pochi degli ex che mi hanno contattato lo comprendono e da quelle parti mi son fatto più nemici che amici.
Freud in un suo scritto del 1925 “Alcune aggiunte all’interpretazione dei sogni”, interpellato riguardo ai sogni dal contenuto immorale in soggetti nella veglia integerrimi, risponde:
«Il narcisismo etico dell’uomo dovrebbe accontentarsi del fatto che la deformazione onirica, nonché l’esistenza di sogni d’angoscia e punizione, confermano inequivocabilmente la natura morale dell’umanità, né più né meno di quanto l’interpretazione dei sogni testimoni l’esistenza e la forza della sua natura malvagia. Chi, non contento di tutto ciò, non rinuncia all’idea di essere “migliore” di quel che è, provi pure a vedere se nella vita riuscirà a ottenere qualcosa che
vada al di là dell’ipocrisia o dell’inibizione. »
Realizzare, dunque, l’opera d’essere meno ipocriti e inibiti. Non esiste compito più avvincente.
Da Pessoa al Rococò
Aldo Carotenuto ricordava nel suo libro “Il fascino discreto dell'orrore” che l’arte è eretica; Romeo Castellucci contestato a Parigi per il suo recente spettacolo sull’umanità di Cristo riafferma che: “L’arte è eretica, lo è sempre stata”.
Frase ad effetto che tira fuori dall’immaginario visioni di avanguardie artistiche che eroiche combattono regimi, omologazioni, dottrine.
Ad effetto svanito l’affermazione collassa: le rappresentazioni estetiche di forme, colori, parole e suoni che definiamo arte sono tra le più varie e contrapposte, libere e sovversive ma anche omologate, di regime, inibite, ipocrite. “Arte” dice tutto e nulla, da Pessoa al Rococò.
Identificarla, poi, nell’eresia è ingrigliarla e anche indottrinarla perché l’eresia tende all’ortodossia, reagisce ad una dottrina con un’altra, conserva invece d’innovare. L’arte è altra cosa non sopporta definizioni e aggettivi, manco eretico.
Stilemi
Non sopporto la tombola, però ieri mi era piaciuta. Croupier un pensionato tarantino che invece di riferire il protocollo della Smorfia: 32 'O capitone; 33 L'anne 'e Cristo… S’inventava, lì per lì, stilemi che abbinava ai numeri; ne ricordo uno: «30 I Fratelli “Karamatoc”».
Mi ero rilassato e un suggeritore interno aveva iniziato a regalarmi liberi abbinamenti:
38 Profeta gommoso;
24 Sciamano salernitano;
15 Bradipo esoterico;
12 Galassia introversa;
89 Urinar compunto;
76 Colon di Giuda;
4 Trottola magnanima;
11 Minchia vagante;
3 Ballerina antartica.
Si scrive olistico si legge occulto
Credere o non credere nell’efficacia terapeutica delle piante medicinali è contrapposizione anacronistica, lontani i tempi delle empiriche sperimentazioni cliniche che sostituivano quelle farmacologiche. Oggi si conoscono i principi attivi che procurano azione curativa, noti anche i meccanismi d’azione. Così la chimica farmaceutica ha sintetizzato molecole presenti in natura per realizzare farmaci anche molto attivi, viceversa le piante liberate dall’aurea di magia vengono sempre più utilizzate come complemento alle terapie farmacologiche.
Qualcuno ci è rimasto male. L’arte di curare banale faccenda di terpeni e polifenoli, tutto qui? Così tirati da una misteriosa nostalgia sono ritornati ai tempi passati quando alcaloidi, eterosidi e mucillaggini erano entità chiamate “energie”. Delusi da iridoidi e saponine preferiscono l’occulto. Da qui dottrine che, indifferenti alla biochimica e all’energia espressa in wattora, raccontano di energie “alte”, talvolta “profonde”, di rimedi veicolanti forze misteriose che esplicherebbero azione curativa.
Il pensiero erboristico nostalgico si esprime in due filoni agguerriti, spesso convergenti. Quello degli “Immacolati” che identificano l’origine della malattia, d’ogni malattia, nell’entità “Tossina”. Il novello diavolo non sono i noti cataboliti ma entità metafisica che, da fuori, ci intossicherebbe ontologicamente le viscere per il semplice fatto che esistiamo. Peccato originale da pulire con tisane coleretiche e digiuni ad oltranza.
L’altro è quello dei devoti ai rimedi “vibrazionali”, “soprasensibili”, olistici (si scrive olistico si legge occulto). Piuttosto clericali se contestati ti tengono il broncio.
Nella “Psicopatologia della vita quotidiana” Freud spiega che tutti i nostri comportamenti hanno un significato e definisce il superstizioso colui che proietta all'esterno una motivazione che andrebbe cercata nel suo intimo, “… il superstizioso non sa nulla della motivazione delle proprie azioni casuali, e perché il fatto di questa motivazione pretende un posto nel suo riconoscimento, egli è obbligato a sistemarla mediante spostamento verso il mondo esterno, a stabilire una siffatta connessione, difficilmente essa si limiterà all'applicazione singola. Credo infatti che gran parte della concezione mitologica del mondo, che si estende diffondendosi sino alle religioni più moderne, non sia altro che psicologia proiettata sul mondo esterno.”
La tossina c’è ma è endogena. Se rimanesse al suo posto e lì nell’intimo venisse affrontata invece che sparata fuori avremmo più pensatori e artisti e meno guaritori, omeopati e fiori di Bach. Un vantaggio per tutti.
A scatola chiusa
Il 26 dicembre la libreria del paese era aperta, tirato da una forza ignota allo scaffale dell’Adelphi avevo acquistato d’impeto:
1 Del Delitto;
2 La conoscenza del peggio, a dire della recensione “… opera filosofica fra le più notevoli dei nostri tempi”;
3 Dialogo teologico,
tutti e tre di Manlio Sgalambro.
Nel Del Delitto leggo:
«… la ragione dà ragione all'assassino e alla sua vittima. L'assassino e la sua vittima sono inscindibili. “Ti sei interessato a me sino a uccidermi” ».
Sulla provinciale avevo messo sotto un gatto, ignoro quanto abbia apprezzato quel mio interessarmi a lui.
L’Autore dovrebbe pubblicizzare il postulato dentro i tribunali penali, proferirlo di persona ai familiari dei morti ammazzati per verificarne l’interesse.
Però dovrebbero affiggerlo un cartello in libreria:
“Avviso ai clienti: se tirati da forze ignote rimanete fermi."
Natale
Tra i luoghi più lontani dalla bellezza ci sono i negozi di giocattoli. Meglio un po' d'incenso e mirra, anche senz'oro.
biella e manovella
Talvolta sospetto che la sofferenza dell'umanità sia il carburante che fa funzionare Dio, che così alimentato arde ed esiste.
Nessuna musica dalle alte sfere ma rumore di fornace.