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Sabato, 25 Novembre 2017 12:22

Esonero dalla stupidità

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Nell’acquistare la torta per il compleanno l’occhio mi va sull’etichetta delle pere sciroppate prodotte artigianalmente dal pasticcere, le autorizzazioni e le altre dizioni riportate sono più delle pere nel vasetto. Sintetizzano le centinaia (letteralmente) di norme e prescrizioni richieste oggi in Italia per produrre e commercializzare un vasetto di pere. Il pasticcere ha anche riportato il codice accisa dell’Agenzia delle Dogane che autorizza le pere a un istante di bagna al rum.

So bene che a quell’artigiano rimane un 15 per cento di quello che ricava, l’altro 85 lo spende per fornitori, dipendente (che fa le torte mentre lui fa carte per i burocrati), utenze, tributi e tasse, insomma per la collettività. Gli basterebbe un moto di libertà unito al conto della serva per lasciare perdere tutto quanto, esonerandosi da tanta stupidità imposta. Non perderebbe molto, non più dei suoi clienti che rimasti senza pere ripiegheranno su quelle dozzinali della grande distribuzione, del suo dipendente e dello Stato (tutti noi) che con la sua chiusura vedrebbe diminuire il flusso delle entrate.

Così, al cospetto di quella etichetta, mi è tornato alla mente lo scritto di Mario Cipolla sulle leggi fondamentali della stupidità umana, parafrasandolo così:

«Uno Stato è stupido se causa un danno a un suo cittadino o a un gruppo di suoi cittadini senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno»[1]. Mi sembra che questo inibire l'imprendere, specialmente degli artigiani e della micro impresa, sia uno dei problemi più gravi del Paese, forse non il primo ma è ben piazzato.

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1 L'originale recita: «Una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.» Carlo M. Cipolla, Teoria della stupidità - Terza (e aurea) legge.

Ultima modifica il Lunedì, 27 Novembre 2017 08:48
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