Trasportavano un vecchio malandato al pronto soccorso. Guardavo la busta di urina agganciata alla sua sedia a rotelle, e una voce dentro di me diceva: "Finirai uguale. Hai solo il peggio davanti."
Per correggere quella predizione, mi venne da infilare me e il vecchio dentro il sistema di Spinoza: la natura (o Dio, o sostanza), che nel suo porsi necessario implica il simultaneo esserci di infiniti modi. Sassi di fiume, satelliti di Giove, ramarri, esseri umani. Io e lui.
Tutto, nel suo esistere, ha una natura paradossale: siamo espressioni dirette della potenza eterna della natura naturans, e al tempo stesso, fragili elementi della natura naturata, trascinati dal divenire. Eterni e transitori insieme. La stessa necessità che ci fa esistere ci consegna al turnover inesorabile di ciò che nasce, cambia, si dissolve, per poi in qualche maniera ricomporsi ancora.
La voce aveva ragione solo a metà: vedeva il turnover serrato, ma non la sua eterna causa.