Il monaco erborista è tipo enigmatico e sfuggente, fra Dio, Io e Natura non si capisce in che direzione si muova, la verità è che neppure lui sa da che parte andare.
Da giovane tutto gli era chiaro: il Creatore aveva fatto lui e la natura e le piante medicinali erano la farmacia del Signore, ma senti il fetore diabolico di una pianta velenosa oggi, ingurgita l’alcaloide di una pianta psicotropa domani, di quelle buone, di quelle che in un sol colpo azzerano Io e Dio, ha fatto esperienza che la natura sta in piedi per forza sua, che Dio è una invenzione dell’Io, e che l’Io è qualcosa di nebuloso e impermanente.
Ancora pensa a un continuo correlarsi di Dio, Io e Natura, ma nell’esperienza plastica del trasformare piante officinali, sperimenta invece l’incessante autoperpetuarsi del sommo funzionamento naturale, che tutto fa e incorpora.