Quelli che nell’esistenza sono andati dove li ha portati il cuore, sono poi arrivati da qualche parte? Dove? Come stanno? Quanti i realizzati dall’esperienza e quanti i disastrati? Quanti i graziati e quanti i disgraziati? Intendiamo un “dove ti porta il cuore” radicale, quello di Dante e Beatrice, di Romeo e Giulietta, di Renzo e Lucia; via del cuore alla Hegel: l’obliarsi in una alterità per realizzarsi attraverso la rinuncia a sé stessi; perdersi completamente nell’altro per poi ritrovarsi. Narrazione romantica raccontata da sempre, che ancora oggi, in differenti versioni, genera consensi e attua successo di pubblico; storia che funziona e inchioda al romanzo o alla fiction i più degli italiani: amore assoluto per quel l’uomo, per quella donna, per quella madonna, per quel guru, l’amore di Dio e per Dio, amore per la patria fino al sacrificio estremo di sé, amore per l’ideale con probabile innamoramento anche del leader carismatico che lo incarna e rappresenta. Donne e uomini che amano, eroi che amano, santi che amano, mistici che amano, messia che amano e sono amati, patrioti che amano. Donne, uomini, eroi, santi, mistici, messia e patrioti che poco pensano e molto soffrono perché molto amano. Il romanzo “I dolori del giovane Werther” del primo Goethe originò un fenomeno chiamato "febbre di Werther": i giovani lettori si identificarono a tal punto col protagonista da imitarlo fino al suicidio per un amore impossibile. “Febbre” è termine congruo, in effetti se si rilegge il romanzo con un minimo di raziocinio sembra di esaminare una cartella clinica in un centro d’igiene mentale, tuttavia accade che quando donne e uomini, a seguito di un passato sentimentale andato storto, o disillusi da ideali scelgano finalmente di seguire il proprio percorso esistenziale unendo pensiero e sentimento, vivendo proficue relazioni di partnership, un movimento d’opinione insorga scandalizzato per spronarli a mettersi in gioco ancora, a riprovare ancora, a buttare via la testa per andare là dove porta il cuore, in quei territori dove il linguaggio e la ragione collassano.Un invito alla follia discutibile.