Oggi è nato il figlio di amici cari e ho sorriso e quando qualcuno che conosco muore mi rattristo.
Soddisfatto di cosa? Triste per cosa? Così fan tutti ed io con loro. Bisognerebbe conoscere come si svolgerà una esistenza per sorridere del suo inizio e rattristarsi del suo cessare invece, a prescindere, un qualcosa suggerisce che è proficuo nascere e svantaggioso morire. Forse questo desiderio di essere, noncurante dello svolgimento esistenziale, è faccenda non sacra ma biologica; conservazione della specie: come gli animali preferiamo esserci.
Qualcuno vedeva le cose in modo diverso: Schopenhauer e anche Buddha. Il primo per la sua lucidità nel diagnosticare la condizione umana intrinseca al dolore e il secondo, d’accordo con il primo, impegnato però ad escogitare una via d’uscita. Qualcun altro di fronte al dolore estremo ha sfidato i decreti biologici per scegliere di non essere più. Un altro aveva detto "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13). Non tutti sono come animali, siamo molto più complessi e non sono sicuro che sia sempre un vantaggio.